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31 ottobre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 11:59 GMT+1



21 settembre 2020

Gkonis (Intercargo): decidendo di includere lo shipping nel sistema ETS sulle emissioni i politici europei si sono rivelati decisori regionali dalla mentalità ristretta

L'iniziativa - ha denunciato - rischia di minare una soluzione globale sui gas serra

Intercargo, l'associazione che rappresenta le società armatoriali che operano nel segmento del trasporto di rinfuse secche, si è associata alla protesta degli armatori che trasportano rinfuse liquide (Intertanko) e dell'associazione degli armatori europei (ECSA) denunciando che l'inclusione del trasporto marittimo nel sistema europeo ETS di scambio delle emissioni ignora le richieste di collaborazione dell'industria dello shipping utile ad individuare soluzioni adeguate per ottenere la riduzione dei gas serra prodotti dal settore ( del 15 settembre 2020)

Per Intercargo, il recente via libera del Parlamento dell'Unione Europea all'inclusione del trasporto marittimo nel sistema ETS «lungi dall'essere un contributo significativo al raggiungimento di tali obiettivi è, invece, una conferma di quanto sia distante il pensiero dei decisori europei dalle dimensioni globali del settore marittimo». «Le sfide dei problemi globali - ha rilevato l'associazione armatoriale - richiedono che siano affrontate e risolte a livello globale: l'International Maritime Organization (IMO) - ha ricordato oggi Intercargo così come nei giorni scorsi Intertanko e ECSA - lavora per garantire condizioni di parità a livello globale, a differenza delle normative europee o di altre normative regionali. Queste ultime si sono dimostrate inefficaci, in quanto creano distorsioni e mercati multilivello, o addirittura tensioni commerciali».

Intercargo ha sottolineato che a questo punto « è imperativa una valutazione approfondita dell'impatto dell'inclusione dello shipping nell'ETS dell'EU. L'ETS dell'Unione europea - ha spiegato l'associazione - rischia di provocare ritorsioni commerciali, un aumento delle emissioni e il declino dei porti europei. Esiste il pericolo - ha avvertito Intercargo - che i centri di trasbordo vengano istituiti appena fuori dai confini dell'UE e serviti da navi portarinfuse grandi ed efficienti. Navi più piccole ed efficienti in termini di gas serra trasporteranno quindi i carichi verso i porti dell'UE che perderanno l'efficienza ottenuta grazie alla tecnologia e alle dimensioni. In breve, si verificherà una situazione di carbon leakage».

Evidenziando che «la sfida per decarbonizzare il trasporto marittimo è enorme», Intercargo ha ricordato che «la strategia iniziale dell'IMO e l'adozione della roadmap sui gas serra si concentra sull'attuazione di misure a breve, medio e lungo termine. Gli armatori - ha precisato l'associazione - hanno risposto in modo responsabile alla sfida presentando la proposta di un fondo di ricerca e sviluppo da cinque miliardi di dollari come contributo complementare a lungo termine assolutamente necessario per avviare la catena di innovazioni, investimenti, produzione e adozione da parte del mercato di tecnologie innovative e di vettori energetici ( del 18 dicembre 2019, ndr)».

«Il settore - ha osservato il segretario generale di Intercargo, Kostas Gkonis - ha bisogno di fornitori di carburante ed energia, di produttori di motori, di costruttori navali e di noleggiatori per raggiungere gli obiettivi dell'IMO. Coinvolgere queste principali parti interessate è stata senza dubbio la sfida più grande per l'IMO. Ora - ha rilevato - si è aggiunta un'altra sfida: cambiare il pensiero di decisori regionali dalla mentalità ristretta e convincerli a vedere il quadro più ampio. L'inclusione del trasporto marittimo nell'ETS dell'UE - ha concluso Gkonis - è essenzialmente un meccanismo di raccolta di denaro, sostanzialmente scollegato dal lavoro in seno all'IMO, e rischia di minare una soluzione globale sui gas serra».

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