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19 gennaio 2012
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- Christine Duffy (CLIA): «l'industria crocieristica
resta uno dei settori ricreativi più sicuri al mondo»
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- Gli incidenti marittimi - ha spiegato - sono assolutamente
rari e il settore è soggetto a norme rigorose
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Oggi a Londra i rappresentanti della Cruise Lines International
Association (CLIA), dell'European Cruise Council (ECC) e della
Passenger Shipping Association (PSA) hanno partecipato ad una
conferenza stampa sulla sicurezza marittima alla luce del naufragio
di sabato scorso della nave da crociera Costa Concordia.-
- Christine Duffy, presidente e amministratore delegato della
CLIA, ha espresso la sua solidarietà alle persone coinvolte
nella tragedia della Costa Concordia: «parlo a nome
dell'intero settore crocieristico - ha dichiarato - nell'esprimere
le mie più sentite condoglianze alle vittime. Mentre
parliamo, squadre di esperti lavorano sul posto e le autorità
italiane stanno svolgendo indagini formali».
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- Christine Duffy ha sottolineato che nel settore crocieristico
gli incidenti marittimi sono assolutamente rari, che il settore è
soggetto a norme rigorose e che «l'industria crocieristica
resta uno dei settori ricreativi più sicuri al mondo».
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- Nel corso dell'incontro Christine Duffy ha sottolineato che è
ancora troppo presto per valutare quale sia l'impatto del naufragio
di Costa Concordia sull'attività delle compagnie
crocieristiche, ma ha precisato che al momento dalla comunità
delle agenzie di viaggio e dagli associati della CLIA non è
giunta alcuna notizia di una significativa riduzione dell'attività.
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- Rispondendo ad una domanda su quali siano i doveri del
comandante della nave in caso di naufragio, il vice ammiraglio Alan
Massey, ex Second Sea Lord della Royal Navy, ha spiegato che «non
c'è alcuna base nelle normative internazionali circa il fatto
che il comandante debba affondare con la propria nave oppure che
debba essere l'ultimo a lasciare la nave. Certamente - ha precisato
- in molti casi queste possono non essere la scelte più
appropriata da assumere».
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- L'articolo 303 del Codice della Navigazione italiano, relativo
all'abbandono della nave in pericolo, recita che “il
comandante non può ordinare l'abbandono della nave in
pericolo se non dopo esperimento senza risultato dei mezzi suggeriti
dall'arte nautica per salvarla, sentito il parere degli ufficiali di
coperta o, in mancanza, di due almeno fra i più provetti
componenti dell'equipaggio» e che «il comandante deve
abbandonare la nave per ultimo, provvedendo in quanto possibile a
salvare le carte e i libri di bordo, e gli oggetti di valore
affidati alla sua custodia».

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