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22 novembre 2002

Il leader di Festival Crociere attacca monopoli e concentrazioni

Giorgio Poulides critica le «scelte imposte al circuito turistico per ragioni di mero profitto, avulso da qualsiasi etica»

Giorgio Poulides ha duramente criticato oggi la corsa alle concentrazioni e alla creazione di monopoli. Nel suo intervento in occasione dell'incontro di studio su "Corporate Social Responability: Etica e Impresa" svoltosi questa mattina a Roma, il leader di Festival Crociere ha presentato il "codice etico" adottato dalla sua compagnia, che riguarda tutti gli aspetti dell'attività. «E' sorprendente, ma anche motivo di orgoglio per noi, primi ad imboccare questa strada - ha detto Poulides - che nell'elenco delle imprese, non solo italiane, che hanno scelto di svolgere funzioni sociali ed etiche, non figurino né grandi operatori turistici, né grandi compagnie crocieristiche. Ma forse non è un caso. Il vento delle mega concentrazioni e dei monopoli soffia troppo forte nel settore turistico e in quello delle crociere: mercati in cui la precondizione di tutto, cioè la libertà, dovrebbe essere invece il valore assoluto condiviso.

I monopoli - secondo Poulides - sono un pericolo da cui bisogna difendersi. «Immaginiamo uno scenario quasi orwelliano - ha spiegato - nel quale le leve di un mercato fossero in mano ad un solo operatore: sino ad oggi abbiamo pensato che sarebbe stata compromessa irrimediabilmente la capacità di scelta e quindi il potere contrattuale del consumatore del prodotto turistico. Oggi sappiamo che le conseguenze dei monopoli potrebbero essere ancora più devastanti: scelte imposte al circuito turistico per ragioni di mero profitto, avulso da qualsiasi etica, o ancora di più per forme discriminatorie scientemente adottate, potrebbero produrre l'esclusione di intere aree geografiche, di paesi, di culture. Verrebbero così azzerate le aspettative e le opzioni di sviluppo, condannando interi sistemi sociali all'emarginazione, alla separazione dai centri globali di controllo del mercato. In ultima istanza a quella separazione coatta dalle altre culture, che è alle radici dell'incomprensione, dell'astio e dell'odio».







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