Il leader di Festival Crociere attacca monopoli e concentrazioni
Giorgio Poulides critica le «scelte imposte al circuito
turistico per ragioni di mero profitto, avulso da qualsiasi etica»
Giorgio Poulides ha duramente criticato oggi la corsa alle concentrazioni
e alla creazione di monopoli. Nel suo intervento in occasione
dell'incontro di studio su "Corporate Social Responability:
Etica e Impresa" svoltosi questa mattina a Roma, il leader
di Festival Crociere ha presentato il "codice etico"
adottato dalla sua compagnia, che riguarda tutti gli aspetti dell'attività.
«E' sorprendente, ma anche motivo di orgoglio per noi, primi
ad imboccare questa strada - ha detto Poulides - che nell'elenco
delle imprese, non solo italiane, che hanno scelto di svolgere
funzioni sociali ed etiche, non figurino né grandi operatori
turistici, né grandi compagnie crocieristiche. Ma forse
non è un caso. Il vento delle mega concentrazioni e dei
monopoli soffia troppo forte nel settore turistico e in quello
delle crociere: mercati in cui la precondizione di tutto, cioè
la libertà, dovrebbe essere invece il valore assoluto condiviso.
I monopoli - secondo Poulides - sono un pericolo da cui bisogna
difendersi. «Immaginiamo uno scenario quasi orwelliano -
ha spiegato - nel quale le leve di un mercato fossero in mano
ad un solo operatore: sino ad oggi abbiamo pensato che sarebbe
stata compromessa irrimediabilmente la capacità di scelta
e quindi il potere contrattuale del consumatore del prodotto turistico.
Oggi sappiamo che le conseguenze dei monopoli potrebbero essere
ancora più devastanti: scelte imposte al circuito turistico
per ragioni di mero profitto, avulso da qualsiasi etica, o ancora
di più per forme discriminatorie scientemente adottate,
potrebbero produrre l'esclusione di intere aree geografiche, di
paesi, di culture. Verrebbero così azzerate le aspettative
e le opzioni di sviluppo, condannando interi sistemi sociali all'emarginazione,
alla separazione dai centri globali di controllo del mercato.
In ultima istanza a quella separazione coatta dalle altre culture,
che è alle radici dell'incomprensione, dell'astio e dell'odio».
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