L'industria nautica italiana chiede norme e spazi per crescere,
oltre che nelle esportazioni, anche nel mercato nazionale
Inaugurato oggi il Salone Nautico Internazionale di Genova
a cui partecipano oltre 1400 espositori
Si è concluso il lungo lavoro di allestimento: oggi sono
stati aperti i battenti del Salone Nautico Internazionale di Genova,
la manifestazione nautica italiana per eccellenza e una delle
rassegne fieristiche del settore più importanti del mondo.
Quest'anno è stata superata la soglia dei 1.400 espositori,
il 36% dei quali esteri, e sono stati ampliati di 5.000 metri
quadrati gli spazi a disposizione di aziende e visitatori della
fiera della nautica più estesa al mondo (inforMARE
del 9 ottobre).
Quella del 1999 è un'edizione particolarmente significativa.
Precede infatti quella del cambio di millennio che festeggerà
anche il quarantesimo anniversario del Salone. Gli interventi
tenuti nel corso della cerimonia di apertura della manifestazione,
a cui è intervenuto il ministro dei Trasporti e della Navigazione
Tiziano Treu, hanno evidenziato il buono stato di salute della
rassegna che - proprio perché in forte sviluppo - trova
nella carenza di spazi e infrastrutture il limite maggiore. Il
presidente della Fiera di Genova, Luigino Montarsolo, ha manifestato
la volontà di mantenere il Salone su livelli di eccellenza,
sottolineando la necessità di un intervento di riqualificazione
delle strutture fieristiche. Anche l'UCINA, l'associazione delle
imprese della nautica italiana che insieme con l'ente fiera organizza
e patrocina la manifestazione, ha riconosciuto i passi avanti
compiuti nell'acquisizione di nuove aree espositive. Ma il suo
presidente, Paolo Vitelli, ha però ricordato che "il
40% delle richieste di spazio in più non ha potuto essere
accolto".
La nautica italiana si trova a fare i conti con problemi di crescita.
Quest'anno l'aumento consolidato della produzione - ha detto Vitelli
- sarà del 17,5%, ma "l'80% delle imbarcazioni va
all'estero, e questo ci dispiace". Il presidente dell'UCINA
si è infatti rammaricato per la staticità del mercato
nazionale che regala introiti alle casse statali straniere. "Il
ricambio del parco nautico in Italia - ha aggiunto - è
solo del 2% e le poche immatricolazioni consentono un rinnovo
dell'intero parco solo nell'arco di 50 anni". Secondo l'UCINA
è necessario apportare alcune modifiche alle normative
che consentano di rendere più facile l'attività
nautica e contribuiscano alla sua razionalizzazione: "dopo
il regolamento di sicurezza - ha spiegato Vitelli - questioni
come l'abolizione della tassa di stazionamento, che costa più
di quanto rende allo Stato, l'abolizione del bollo sulle patenti,
in analogia al settore automobilistico, la semplificazione delle
procedure di immatricolazione, la correzione della normativa sull'omologazione
dei VHF e dei motori mariti, il mantenimento della proprietà
privata per i porti turistici scavati a secco, non possono più
aspettare, anche perché sono questioni tecniche, semplici,
logiche ed irrinunciabili".
Rimane aperta anche la questione dei porti e delle infrastrutture
per la nautica, che mostra gravi carenze soprattutto nel Sud Italia.
"L'UCINA ha preparato un grande progetto di sviluppo portuale
nel meridione - ha detto Vitelli consegnando il documento al ministro
-, pensato con la logica dell'utente e disegnato in modo pragmatico
per tener conto delle leggi esistenti, dei vincoli burocratici
e delle opportunità turistiche".
L'impegno del governo - ha risposto Treu - è rivolto a
facilitare l'attuale periodo di crescita dell'industria nautica
e del settore trasportistico in genere. "Nella legge finanziaria
in corso c'è grande enfasi sul tema del cabotaggio"
e i temi del trasporto sono costantemente al centro dell'attenzione.
Treu ha ricordato le misure già varate che hanno consentito
di elevare ad oltre 110 mila i posti barca a disposizione nel
'99, ma - accogliendo le sollecitazioni dell'UCINA - ha sottolineato
in particolare l'esigenza di accelerare i provvedimenti in cantiere.
B.B.
Unione Nazionale Cantieri e Industrie Nautiche ed Affini (UCINA)
LA NAUTICA ITALIANA
Produzione e andamento del mercato delle unità da
diporto nautico.
Dati 1998 del campione analizzato da UCINA
Dai dati elaborati da UCINA sull'andamento del settore nautico
nazionale nel corso del '98 si nota, attraverso il campione
esaminato, una crescita della produzione nazionale e delle
esportazioni di unità da diporto, con un significativo
consolidamento delle tendenze già rilevate negli anni precedenti.
Il fatturato export del campione, con un incremento
percentuale del 22,8%, sale nel 1998 a quasi 900 miliardi di lire
rispetto ai 718 del 1997.
Si conferma così l'ottimo andamento delle esportazioni
registrato negli anni passati, che ha fatto quasi triplicare
il loro valore assoluto in 5 anni (2,72 volte quella del 1993)
a conferma della validità del nostro prodotto.
Per il 1998 il positivo andamento delle esportazioni scaturisce
in particolare dalle ottime performance delle unità
entrobordo e entro-fuoribordo, categoria che da sola rappresenta
ben oltre l'89% dell'export totale di unità da diporto.
Per ciò che riguarda invece la produzione nazionale
di unità da diporto, si nota una crescita del 1998
sul 1997 nella misura del 12,7%, con un valore complessivo
della produzione nazionale che raggiunge i 1116 miliardi.
Sulla base dei dati del campione, risulta che nel 1998 circa
il 79% di questa produzione è stata destinata ai mercati
esteri con un ulteriore lieve sbilanciamento delle industrie italiane.
Questo "sbilanciamento all'export", da un lato estremamente
positivo per l'industria nautica italiana, è la ragione
che spinge UCINA ad impegnarsi affinché si sviluppi adeguatamente
il mercato interno, che è ancora troppo statico.
La tendenza del mercato nazionale, che ha registrato un +6,8%
nel 1998 è stata alimentata principalmente dalla crescita
del fatturato interno dell'industria nazionale (+16,5%) che
ha raggiunto quasi 240 miliardi di lire.
Per contro nel 1998 si è registrata una diminuzione
nella misura del 4,3% delle importazioni con un'inversione
di tendenza rispetto alla crescita segnata nel 1997.
Nell'anno in esame la bilancia di pagamenti con l'estero
per il comparto delle imbarcazioni da diporto è sempre
più positiva, con un avanzo di 712 miliardi di lire
(+31,7% rispetto al 1997).
E' interessante suddividere le singole voci per misurare
il contributo economico percentuale di ogni settore merceologico
delle unità da diporto.
La categoria entrobordo e entro-fuoribordo rappresenta da sola
l'89% delle esportazioni, il 76% delle importazioni ed il
52% del fatturato interno, confermandosi di gran lunga la
merceologia prevalente.
L'11% rimanente delle esportazioni si suddivide tra il
5% di unità fuoribordo, il 3% delle unità a vela
e un restante 3% di unità pneumatiche.
Il restante delle importazioni risulta essere costituito
per il 10% da unità a vela, seguito dalle unità
fuoribordo (9%) e dalle unità pneumatiche (5%).
Infine il fatturato interno complessivo delle unità
da diporto risulta essere formato, oltre che dalle unità
entrobordo ed entro-fuoribordo dalle unità pneumatiche
(23%), seguite dalle unità fuoribordo (21%) e dalle unità
a vela, che con l'11% del valore complessivo, sono la componente
minoritaria.
Incoraggianti anche i dati sull'occupazione registrati dal
campione, che ha visto, nel 1998, un consolidamento dell'aumento
registrato lo scorso anno con una ulteriore crescita del 2%.
UCINA, partendo dai dati del campione e attraverso l'integrazione
con altre informazioni, è riuscita a estrapolare i principali
valori economici del settore della nautica da diporto, che
saranno oggetto della presentazione ufficiale del volume La
nautica in cifre - 1998 che si svolgerà durante il 39°
Salone Nautico.
In linea generale si può affermare che per il 1998 il
contributo complessivo dell'industria nautica italiana al PIL
nazionale è stimabile in circa 2.000 miliardi di
lire come fatturato diretto, e in circa 7.000 miliardi compreso
il valore delle attività a monte e a valle della fase di
costruzione, con particolare attenzione al turismo nautico.
Complessivamente le unità di lavoro impiegate nell'industria
e nel turismo nautico, sono stimabili in 78.500 addetti.
Il settore in Italia
Nel corso del '98 le unità da diporto di nuova immatricolazione
sono state 1.236, con un incremento del 10% rispetto a quelle
effettuate dagli uffici marittimi per la navigazione nel '97.
Dal punto di vista della distribuzione geografica, si registra
che la Liguria è di gran lunga la prima regione per iscrizioni,
coprendo da sola il 30% delle nuove immatricolazioni. Seguono
Toscana e Emilia Romagna, le quali hanno avuto un aumento nel
1998.
Anche se non sempre il luogo di immatricolazione corrisponde alla
località di ormeggio della barca, la Liguria è la
prima regione italiana per disponibilità di posti barca.
Un'analisi delle nuove immatricolazioni permette di ipotizzare
una tendenza dei gusti del mercato. Ad esempio volendo considerare
le diverse tipologie, si può notare come le imbarcazioni
entrobordo siano state il gruppo più consistente
con oltre il 50% delle immatricolazioni 1998, seguite da
quello delle barche entro-fuoribordo con il 24%, da quelle
a vela con motore, con il 14%, dalle unità fuoribordo
con il 5,6%; infine i motorsailers che sono risultati solo il
5% delle nuove immatricolazioni.
Da notare come nel 1998 sono cresciute le nuove iscrizioni di
imbarcazioni a vela, le quali, pur rimanendo in valori assoluti
molto poche, hanno registrato un aumento del 78% rispetto al 1997.
Analizzando la distribuzione per classi di lunghezza, la
maggioranza delle imbarcazioni di nuova immatricolazione (64%)
si concentra nella fascia tra 7,5 e 12 metri, seguita da quelle
fino a 16 metri che rappresentano il 22% del totale. Le barche
sopra i 16 metri costituiscono il 6% delle nuove iscrizioni, mentre
quelle sotto i 7,5 metri mantengono una quota del 6% circa.
L'83% delle nuove imbarcazioni sono costruite in vetroresina,
così come sono prevalenti le unità cabinate (67%
del totale delle immatricolazioni '98). Infine si sottolinea
che il 71,5% degli italiani che ha comprato una barca quest'anno
ha scelto prodotti nazionali.
Tuttavia il parco nautico esistente in Italia continua a restare
costante e può essere valutato in circa 800.000 unità
da diporto così classificate:
- 67.350 imbarcazioni da diporto immatricolate
- 320.000 natanti non immatricolati
- 400.000 canoe, kajak, tavole, piccole derive, ecc.
Si tratta pertanto di un parco nautico composto per lo più
da piccole e piccolissime imbarcazioni, la gran parte delle quali
è di difficile classificazione.
Si dispone di dati certi ricavati dal numero delle immatricolazioni
solo per la prima classificazione, mentre, per quanto riguarda
i natanti - non soggetti per legge a tale obbligo - i dati esistenti
sono ricavati da stime.
Secondo la legge n. 498 dell'8 Agosto 1994, infatti, sono soggette
ad immatricolazione le unità da diporto di lunghezza fuori
tutto superiore a 7,5 m se a motore e a 10 m se a vela. Tutte
le altre unità sono definite nella categoria dei natanti
da diporto per i quali la immatricolazione è facoltativa
e in pratica non viene effettuata. L'articolo 2 bis della legge
498/94 ha in particolare disposto che, per la navigazione in acque
interne, alle imbarcazioni si applica la legge in vigore per i
natanti e quindi senza obbligo di immatricolazione.
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